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Aeroporto e porto sono le “ali” della Zona economica speciale ionica. Due infrastrutture al centro di grandi investimenti per potenziarne l’attrattività e la competitività, che a loro volta suscitano l’attenzione di imprese interessate ad insediarsi. È il quadro generale che emerge dal press tour che ieri il commissario della Zes ionica, Floriana Gallucci, ha organizzato tra Grottaglie e Taranto, evento che culminerà stamattina con un convegno a Taranto, dove è annunciata la partecipazione del ministro degli Affari europei, coesione e Pnrr, Raffaele Fitto, e del vice ministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto. 

Il progetto in partenza

È un progetto ampio quello della Zes, che coinvolge soggetti importanti come Aeroporti di Puglia e l’Autorità portuale del Mar Ionio, ma anche il mondo bancario come la Bcc di San Marzano. Un progetto che si declina anche nelle aziende già arrivate al traguardo. 
È il caso di Conad, per esempio che attraverso la propria società immobiliare Brik ha ultimato una piattaforma logistica dei prodotti freschi a Grottaglie. Investimento da 14 milioni di euro, 100 occupati sui tre turni, la cui autorizzazione è stata firmata dal commissario Gallucci ai primi di febbraio (l’iter si è compiuto in 45 giorni) e che ora sarà inaugurata ad ottobre. «Se non ci fossero state diverse settimane di pioggia nei mesi scorsi – è stato detto a margine del press tour -, i lavori della piattaforma sarebbero terminati anche prima. Conad voleva infatti ultimarla ad agosto per agganciare la stagione dell’uva, che invece ha dovuto saltare. Siamo però in linea con le opere del Pnrr, i target del 2026 saranno rispettati», dichiara Gallucci, riferendosi agli interventi per 108 milioni tra Taranto e la Basilicata, di cui 58 per l’area del porto. 

Distripark

E dei 58 milioni, 50 riguardano l’infrastrutturazione primaria e l’accessibilità stradale e ferroviaria dell’ex Distripark, ora ridenominato Eco Industrial Park, per il quale, annuncia Sergio Prete, presidente dell’Authority, «abbiamo ricevuto una manifestazione di interesse da parte di una società della Polonia che si occupa di logistica. Il progetto di infrastrutturazione, invece, è sotto valutazione ambientale. Superato questo passaggio, lanceremo la gara di appalto». 
«Non ci occupiamo solo di seguire i progetti del Pnrr o di mettere a disposizione le aree per le aziende, ma cerchiamo soprattutto di essere i facilitatori degli investimenti» sottolinea Gallucci, che rammenta i diversi contatti allacciati, dall’Arabia Saudita al console generale degli Stati Uniti in Italia.

I contatti internazionali

La Zes ionica, si evidenzia nel press tour, ha un punto di forza nell’intermodalità. Accanto a porto e aeroporto, anche strade e ferrovie sulle quali si sta intervenendo per potenziarle. Ma ora che da gennaio, in base al nuovo decreto del ministro Fitto, le otto Zes sono destinate a sparire per far posto ad un’unica Zes del Mezzogiorno, e con esse anche i commissari che le guidano, che ne sarà della macchina messa in moto? Le specificità territoriali si annulleranno? Avere una regia unica nazionale potrà eventualmente nuocere alle imprese che chiedono anzitutto regole certe e tempi certi? «Certo – risponde Gallucci – quando un’impresa si interfaccia con noi, soprattutto se straniera, ci chiede se la semplificazione delle procedure o lo snellimento burocratico in Italia siano effettivi oppure solo sulla carta, oltre a domandarci se abbiamo aree libere, quali sono le infrastrutture, e quali sono i nostri servizi alla persona, visto che si tratta di andare in un altro posto. In quanto al proposito del Governo, credo che con la Zes unica sia voluto rifarsi a modelli esteri già presenti, vedi l’Arabia Saudita. Noi, intanto, attendiamo la conversione in legge del decreto, anche per capire come si articola. È evidente che le Zes, che nascono nel 2017, hanno bisogno di attualizzare alcuni aspetti perché in sei anni molte cose sono cambiate. Noi, comunque, al Governo evidenzieremo la positività delle azioni svolte insieme alle criticità riscontrate. Sarà però molto importante tenere presente che domanda e mercato muovono gli investimenti». 

L’aeroporto

«Grottaglie per l’impulso che sta dando all’industria aeronautica e aerospaziale – spiega Antonio Maria Vasile, presidente di Aeroporti di Puglia – è il posto giusto dove far venire le aziende che hanno bisogno di strumenti agevolativi sovranazionali. La Zes può essere il completamento rispetto ai regimi pugliesi di finanziamento e di aiuto per questo tipo di imprese affinché possano insediarsi con maggiore intensità». Lo spazioporto di Grottaglie, aggiungono Marco Catamerò, direttore generale di Aeroporti di Puglia, e Patrizio Summa, direttore progetti speciali di AdP, è sicuramente il progetto di punta ed ha un valore complessivo di 100 milioni di euro, progetto che attiva ricerca e tecnologie, ma attorno si muovono anche altri investimenti sia per le imprese, che per l’aeroporto stesso, dove ad ottobre partirà il rifacimento della vecchia, datata aerostazione (lavori per 10 milioni). 

Il porto

Mentre sul versante portuale, Prete, oltre a riepilogare le varie iniziative, tra programmate e in corso, annuncia che entro fine anno dal terminal container di Yilport, che ha cinque fasci di binari da 1.200 metri, potranno partire i treni merci da 750 metri di lunghezza. «Non è un problema di soldi – commenta Emanuele Di Palma, presidente Bcc San Marzano – le risorse ci sono e le opportunità di investimento anche. Abbiamo lavorato bene col Titolo II della Regione, adesso ci sono i Pia e i mini Pia, partiranno a breve, con 4,5 miliardi che saranno investiti in Puglia. Il progetto su Grottaglie è di rilievo e vogliamo sostenere le imprese con l’attività di consulenza e assistenza, non solo con i finanziamenti. Siccome sono opere importanti, anche le esigenze finanziarie saranno importanti e quindi oggetto di interventi ad hoc sulle singole aziende. Abbiamo già molte manifestazioni di interesse da parte di soggetti primari. Non aspettiamo che le aziende vengano da noi banca. Siamo noi che le cerchiamo e andiamo da loro, discutendo dei loro progetti e assumendo anche il ruolo di chi screma le iniziative se queste non hanno poi possibilità di reggersi o andare avanti». «Questo è un territorio che ha potenzialità straordinarie – conclude Gallucci -. Dobbiamo essere bravi a veicolarle all’esterno e all’opinione pubblica. Taranto non è solo Ilva, come la Basilicata non è solo petrolio». 

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