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Sono circa cinquecento i partecipanti al corteo pro Palestina partito da Palazzo Nuovo a Torino nel pomeriggio. 

Molte le bandiere palestinesi. Sono stati accesi dei fumogeni rossi-verdi-bianchi. Imbrattata una sede di Intesa Sanpaolo in via San Francesco d’Assisi.

“Sono quattro settimane che studenti universitari stanno occupando Palazzo Nuovo per richiedere il boicottaggio accademico contro le università israeliane e le aziende che producono armi – spiegano gli universitari pro Palestina -. Sono espliciti i legami tra la ricerca accademica sionista e l’innovazione in campo bellico che permette le pratiche di colonizzazione e apartheid in Palestina; come universitari sentiamo la responsabilità di non essere complici del genocidio e dunque, di non permettere che i nostri saperi vengano messi al servizio del paradigma della guerra che sta imperando in tutto il mondo”.  

“In mancanza di una resa da parte dell’intifada studentesca, la dirigenza universitaria si è trovata costretta a concedere un momento pubblico e in presenza per permetterci di esporre la mozione sulla rescissione degli accordi e la fissazione di un Senato straordinario per votare la proposta – sottolineano i ragazzi -. L’11 e 13 giugno ci saranno questi due primi momenti che segneranno di certo un passo importante nella direzione di indebolire l’entità sionista in tutte le sue manifestazioni anche qui a casa nostra, noi dovremo farci trovare preparati e numerosi”, concludono dall’Intifada studentesca sostenendo che stanno dando un contributo concreto “per la liberazione del popolo palestinese”.

Occupazione del binario 5 di Porta Nuova

Il corteo pro Palestina è entrato anche nella stazione ferroviaria di Porta Nuova. I manifestanti, dopo essere per l’ingresso secondario di via Nizza, hanno occupato il binario numero 5.  La circolazione dei treni è stata interrotta.

Poco dopo le 19 i manifestanti hanno lasciato la stazione di Porta Nuova. Sulle fiancate dei treni sono stati lasciati dei graffiti e su una, in particolare,è stata dipinta a caratteri cubitali, in rosso e verde, la scritta ‘Free Gaza’.   I convogli in partenza hanno accumulato ritardi fino a 80 minuti.

In precedenza, in corso Matteotti, avevano imbrattato con vernice rosa un distributore di benzina dell’Eni. La società è considerata “complice del genocidio in Palestina” perché “espropria e devasta i territori palestinesi di gas nelle acque di Gaza”.

 

 

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